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Critica alla esposizione "Di Scorci e di Sguardi", Anno 2009


La pittura figurativa di Luigi Pace è una ricerca costante su forme e colori, sui linguaggi del Novecento e sullo studio dei maestri del passato per catturare e soprattutto ascoltare quell'emozione ineffabile che sgorga dal lento mutare dell'aspetto reale in una visione soggettiva ovvero artistica. I generi maggiormente frequentati dal Pace sono: la natura e la figura umana. Alla natura, quale scenario e luogo fisico in cui la bellezza del paesaggio e le testimonianze del tempo hanno saputo dare un connubio denso di fascino, è dedicata una cospicua serie di opere in cui campi, sentieri, marine, sponde fluviali, scorci e vedute del Molise e del levante Ligure sono i temi che il pittore ha preso dalla sua terra d'origine e da quella di adozione per imporvi i segni del suo approccio alla pittura. Così il suo pennello ci conduce tra vie dei borghi liguri o nell'infinito dei campi molisani nel mutevole divenire della luce nel corso del giorno e delle stagioni, quindi, dalle indefinite cromie dell'alba ai colori accesi e graffiati dei tramonti che precedono la notte o dai verdi scintillanti della primavera agli ori estivi già venati d'autunno e dalle nudità invernali. Pace si muove, infatti in un viaggio tra i colori del tempo nella varietà di mondi che altri hanno già narrato, dipinto, ma in modo autonomo per esaltare l'intrinseca e perturbante bellezza dello spettacolo naturale nella sua eterna mutevolezza di forme e cromie sottolineando così il trascorrere inesorabile del tempo. Questo spirito animistico e sottilmente nostalgico si evidenzia nell'utilizzo essenziale del colore, pulito e luminoso, che diventa protagonista dei paessaggi laddove è presente l'uomo che però non occupa il centro della scena, ma anzi la sua presenza e o la sua azione passano quasi in osservate. Immagini di peculiare suggestione sono anche i quadri di figura in cui il pittore osserva, incamera, precisa la fisionomia dei suoi modelli, qui privilegiati attori principali, riproducendo quegli elementi che rimandano alla sua interiorità. Sono, quindi, situazioni spogliate dall'oggettività e rivestite di intime assonanze, incise sulla pelle della memoria, in cui il colore acceso e corposo, ancora una volta, rivela soggetti collocati in una dimensione spaziale e, allo stesso tempo, spinti fuori dalla realtà. Le figure femminili sono le predilette muse che stimolano Pace a interpretare e rielaborare in modo personale soggetti che rimandano all'iconografia del passato o a ricordi di esperienze vissute o immaginate. Soprattutto si può osservare che queste giovani donne sono sentite in presa diretta, fotografica, senza alcun accomodamento, senza alcun condizionamento, come qualcosa da non limitarsi a rappresentate così come la si vede, ma da sentire con un sentimento di partecipazione. Non é un caso, infatti, che siano figure immobilizzate in azioni banali, ma fortemente tese, e di una fissità di sguardo, diretto o riflesso o negato, che le unisce ad atmosfere di disagio, di introspezione, di inquietanti associazioni di idee, quali alterni stimoli per la mente. Da queste visioni pittoriche si può, quindi, supporre e sperare che sortirà un artista che ci inviterà a un altro incontro e che ci fornirà nuove chiavi di lettura per i suoi dipinti futuri.

Dott.ssa Francesca Mariani
(Storico dell'Arte)

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